Morlacco con amarene

Il nome si ispira ad un eccezionale liquore cherry brandy, fatto appunto con le ciliegie di tipo marasca, le stesse utilizzate per il suo impasto è il cavallo di battaglia del nostro negozio. Non ha la classica forma di panettone ma quella di ciambella, a ricordare le ciliegie col buco una volta tolto il nocciolo. La pasta, composta con l’aggiunta di amarene, acquista il caratteristico colore amaranto di questi frutti. Dal sapore intenso e dal forte profumo fruttato, è rifinito con una delicata glassa alle mandorle.

15,00

Descrizione

Ingredienti del Morlacco con amarene :

LIEVITO MADRE 28.89%
AMARENE CANDITE 25.68%
FARINA DI FRUMENTO, TIPO 00 12.84%
ZUCCHERO (Saccarosio) 10.27%
UOVO DI GALLINA, TUORLO 8.99%
BURRO 8.35%
OLIO DI OLIVA EXTRAVERGINE 4.82%
SALE da cucina 0.16%
VANILLINA 0%
Allergeni : GLUTINE – DERIVATI UOVA – DERIVATI LATTE .
GLASSATURA CON MANDORLE, ZUCCHERO E ALBUMI

Valori medi per 100gr. di prodotto
EnergiaKcal 1218.09 Kcal.
EnergiaKJ 374.65 KJ
Grassi 14.82 gr.
GrassiSat 5.59 gr.
Carboidrati 54.17 gr.
Zuccheri 28.42 gr.
Fibre 0.83 gr.
Proteine 6.32 gr.
Sale 232.86 gr.

Tratto da Wikipedia:

Storia e storie del panettone

Le origini del panettone sfumano a tratti nella leggenda. Sono due le storie che godono di maggior credito:

Messer Ulivo degli Atellani, falconiere, abitava nella Contrada delle Grazie a Milano. Innamorato di Algisa, bellissima figlia di un fornaio, si fece assumere dal padre di lei come garzone e, per incrementare le vendite, provò a inventare un dolce: con la migliore farina del mulino impastò uova, burro, miele e uva sultanina. Poi infornò. Fu un successo strabiliante, tutti vollero assaggiare il nuovo pane e qualche tempo dopo i due giovani innamorati si sposarono e vissero felici e contenti.

Il cuoco al servizio di Ludovico il Moro fu incaricato di preparare un sontuoso pranzo di Natale a cui erano stati invitati molti nobili del circondario, ma il dolce, dimenticato nel forno, quasi si carbonizzò. Vista la disperazione del cuoco, Toni, un piccolo sguattero, propose una soluzione: «Con quanto è rimasto in dispensa – un po’ di farina, burro, uova, della scorza di cedro e qualche uvetta – stamane ho cucinato questo dolce. Se non avete altro, potete portarlo in tavola». Il cuoco acconsentì e, tremante, si mise dietro una tenda a spiare la reazione degli ospiti. Tutti furono entusiasti e al duca, che voleva conoscere il nome di quella prelibatezza, il cuoco rivelò il segreto: «L’è ‘l pan del Toni». Da allora è il “pane di Toni”, ossia il “panettone”.

Informazioni aggiuntive

Peso 0.750 kg

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